“𝙉𝙤𝙣 𝙚𝙧𝙖 𝙘𝙤𝙨𝙞̀ 𝙘𝙤𝙡𝙤𝙧𝙖𝙩𝙤” di Alessandro “DocManhattan” Apreda mi è piaciuto.
Probabilmente in parte è dovuto al fatto che sono pienamente nel target di riferimento della trama del libro. Ma tanto è dovuto proprio alla scrittura di Alessandro: piena, coinvolgente, evocativa, fluida.
Apprezzavo già il gusto con cui il DocManhattan Nazionale riesce a essere ironico e divertente con le sue recensioni e i suoi articoli: siano su film, serie, cartoni animati, pubblicità, fumetti o quant’altro.
Il suo amore per il passato vicino e lontano, per il “vintage”, il 𝑐’𝑒𝑟𝑎 𝑢𝑛𝑎 𝑣𝑜𝑙𝑡𝑎 è ben conosciuto a molti e quelli che lo seguono sul suo Antro (e non solo) sono ben consapevoli delle capacità di scrittura che ha.
Ma qui, anche se si riconosce l’impronta, il Doc è diverso. Più amaro, più agrodolce. La storia apparentemente leggera (di cui non vi dirò nulla per non fare spoiler) è in realtà una specie di come eravamo che da un lato fa sorridere e dall’altro ti spiazza. Un “ritorno al futuro” meno guascone, meno colorato (per parafrasare il titolo) che riporta uno spaccato di Italia perduta ma non dimenticata. Che per alcuni delle nostre generazioni (Doc è più giovane di me) è sempre e comunque più bella di oggi, ma che in realtà aveva comunque i suoi bei difetti (problemi, drammi, tragedie) come oggi.
Un libro che si legge bene e che… potrebbe rivelare sorprese future.
“𝑷𝒐𝒊 𝒄𝒓𝒆𝒔𝒄𝒊 𝒆 𝒊 𝒕𝒖𝒐𝒊 𝒂𝒎𝒊𝒄𝒊 𝒔𝒐𝒏𝒐 𝒔𝒑𝒂𝒓𝒔𝒊 𝒊𝒏 𝒈𝒊𝒓𝒐, 𝒐 𝒏𝒐𝒏 𝒔𝒂𝒊 𝒑𝒓𝒐𝒑𝒓𝒊𝒐 𝒅𝒐𝒗𝒆 𝒔𝒊𝒂𝒏𝒐 𝒇𝒊𝒏𝒊𝒕𝒊. 𝑬𝒄𝒄𝒐, 𝒄𝒓𝒆𝒅𝒐 𝒄𝒉𝒆 𝒔𝒆 𝒅𝒂 𝒂𝒅𝒖𝒍𝒕𝒊 𝒅𝒊𝒗𝒆𝒏𝒕𝒊𝒂𝒎𝒐 𝒕𝒖𝒕𝒕𝒊 𝒑𝒊𝒖̀ 𝒔𝒕𝒓𝒐𝒏𝒛𝒊, 𝒑𝒊𝒖̀ 𝒆𝒈𝒐𝒊𝒔𝒕𝒊 𝒆̀ 𝒂𝒏𝒄𝒉𝒆 𝒑𝒆𝒓𝒄𝒉𝒆́ 𝒕𝒆𝒏𝒕𝒊𝒂𝒎𝒐 𝒐𝒈𝒏𝒊 𝒈𝒊𝒐𝒓𝒏𝒐 𝒅𝒊 𝒏𝒐𝒏 𝒇𝒂𝒓 𝒗𝒆𝒅𝒆𝒓𝒆 𝒒𝒖𝒂𝒏𝒕𝒐 𝒄𝒊 𝒔𝒆𝒏𝒕𝒊𝒂𝒎𝒐 𝒇𝒐𝒕𝒕𝒖𝒕𝒂𝒎𝒆𝒏𝒕𝒆 𝒕𝒆𝒓𝒓𝒐𝒓𝒊𝒛𝒛𝒂𝒕𝒊 𝒅𝒂𝒍𝒍’𝒊𝒅𝒆𝒂 𝒅𝒊 𝒆𝒔𝒔𝒆𝒓𝒆 𝒔𝒐𝒍𝒊.”


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