Ho ucciso Stephen King

Ho ucciso Stephen King

Catturato dalla copertina e dal titolo che strizza l’occhio agli appassionati (come me!), nonché da alcune recensioni, ho acquistato il libro di Giuseppe Pensieroso rimanendone soddisfatto… a metà. Sì, l’amore per il Re è evidente ma alcune cose funzionano meno di altre.

Ma andiamo con ordine… questa raccolta si compone di quattro racconti e due note dell’autore.

Il primo racconto (Post Mortem) è secondo me il meno Kinghiano. Ma anche quello che ha una scintilla ironica e uno svolgimento quasi inaspettato e, per me che adoro il concetto alla #nullaècomesembra, questo è estremamente positivo. 👍

Il secondo racconto (Il parto del fauno) è forse un po’ troppo prevedibile e personalmente l’ho trovato anche un po’ disturbante (ma non aggiungo altro per non fare spoiler) che per alcuni può essere però una cosa positiva. Idem per il successivo (il pifferaio magico): stessa sensazione. 😐

“Stephen King non deve morire” contiene tutti i crismi di alcuni scritti del Re, nonché qualche citazione importante e devo dire che non mi è affatto dispiaciuto nel suo essere distopico. 👍

“I due talismani” pur contenendo una buona scrittura è quello che mi ha colpito meno.

Si tratta a tutti gli effetti di un racconto tributo a Stephen King, ma colmo di citazioni (personaggi, situazioni, nomi, etc.) legati in un modo o nell’altro alla produzione letteraria del Re. Solo che, a gusto personale, rischia di essere tutto eccessivo. Questa voglia di inserire la strizzatina d’occhio a tutti i costi influisce infatti sul racconto che diventa solo una scusa per ricordare Cujo, IT, Cose Preziose, La metà oscura, Cose Preziose, il ciclo della Torre Nera e tanto altro.

Sono talmente tante le citazioni dirette e indirette che la trama, la storia, a mio modesto e soggettivo parere, ne risente, si inceppa, diventa caotica, tanto che i fatti, i personaggi, diventano obsoleti, secondari. Ci si ritrova (troppo) occupati a riconoscere questo o quel riferimento piuttosto che a godersi lo scorrimento del racconto che risulta un po’ troppo fine a sé stesso.

Ed è un peccato perché se l’autore avesse provato a scrivere una storia meno articolata, complessa, farcita di richiami, ma più personale e meno confusa e dalle mille direzioni forzate, sono sicuro che sarebbe stato un racconto più intrigante e quindi un vero “inedito” pur rispettando il mood del “Maestro” Perché Giuseppe Pensieroso sa scrivere e questo libro lo dimostra nonostante alcune imperfezioni.


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