“𝗚𝗹𝗶 𝗱𝗲𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗚𝘂𝗲𝗿𝗿𝗮” di Francesco Benucci (Phasar Edizioni), in collaborazione con BIG BEN Studio
Ho appena terminato un romanzo che sorprende per l’ambizione del suo mondo narrativo: Gli dei della Guerra ci porta in un futuro distopico tanto originale quanto inquietante, in cui tre civiltà storicamente sconfitte — il regime fascista, l’Unione Sovietica e l’Impero Giapponese del secondo dopoguerra — sono invece qui dominanti e tecnologicamente avanzate.
A colpire è soprattutto la rilettura di tre figure mitologiche della guerra (Marte, Svetovit e Hachiman/Sudanoo) trasformate in entità tecnologiche superiori, con un lavoro di documentazione accurato e affascinante, capace di fondere mitologia, geopolitica e fantascienza.
La narrazione è densa di personaggi, ciascuno portatore di un punto di vista e di un tassello importante nella lotta tra potere, ideologia e controllo. Tra tutti, emergono Gavril e Ilaria — due giovani, apparentemente marginali, che invece incarnano il vero cuore umano della storia: un amore ostinato in mezzo al caos, un’umanità che resiste alla barbarie dei regimi. Una sorta di nuovi Romeo e Giulietta, separati dalle “famiglie” (il regime/ideologia) ma uniti dall’Amore.
Se una “critica” si può muovere all’opera, è forse proprio nella sua dimensione: questa storia avrebbe meritato ancora più spazio e si giunge al termine troppo presto!
Avrei voluto più pagine per esplorare la nascita e l’evoluzione dei tre regimi, più tempo per mostrare l’azione brutale ma affascinante di Marte e la sua “evoluzione”. E soprattutto avrei voluto conoscere meglio alcuni personaggi che lasciano intuire molto di più (Soncini, Antropova, Korolev, Hachimen…).
Il finale aperto lascia una scintilla accesa: che sia l’inizio di una saga? Personalmente, lo spero. Perché Gli dei della Guerra riesce a mescolare azione, pensiero e sentimento con una voce originale, e merita senz’altro di continuare.
Consigliato a chi ama la fantascienza distopica, la mitologia reinterpretata e le storie dove anche nei contesti più bui, l’amore e la coscienza possono ancora fare la differenza.


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